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giovedì 2 aprile 2015

Piconi marchigiani: ricetta tipica delle Marche

Una ricetta tutta marchigiana tipica del periodo pasquale: i piconi, fagottini simili ai ravioli con ripieno di formaggio, uova e pepe. Sono noti anche col termine dialettale "picò" o "picù", facendo riferimento alla "piccata" con cui vengono sigillati prima di essere infornati per la cottura.



Quindi anche oggi si va di mattarello, tanto per mantenere le vecchie tradizioni.


Ingredienti 

per il ripieno

4 uova
gr. 400 di formaggio grattugiato (pecorino e/o parmigiano)
pepe

per la pasta

3 uova
gr. 300 di farina
vino bianco
olio

Per il ripieno poniamo il formaggio di una ciotola, uniamo le uova e il pepe macinato fresco e mescoliamo ottenendo un impasto compatto e sodo.


Per la pasta mescoliamo sulla spianatoia la farina con le uova, l'olio e il vino bianco. Impastiamo fino ad avere una massa soda e liscia. Con l'aiuto del mattarello stendiamo una sfoglia sottile e tagliamo tanti dischetti con un bicchiere o un coppapasta.


Al cento di ogni disco poniamo un cucchiaino di farcitura


Pieghiamo la pasta e saldiamo i bordi con i rembi di una forchetta


Sopra ogni picone pratichiamo una "sforbiciata" a forma di croce.


Pennelliamo con un uovo leggermente sbattuto ed inforniamo a 180° per 20 minuti circa


Sforniamo e lasciamo raffreddare. Buon appetito!








Con grande piacere includo questa semplice ricetta della tradizione contadina nella rubrica regionale L'Italia nel piatto.
Ed ora andiamo a vedere cosa hanno preparato le altre regioni italiane
Trentino-Alto Adige:  Fiadoni Trentini http://www.afiammadolce.ifood.it/2015/03/fiadoni-trentini.html
Friuli-Venezia Giulia: Pinze triestine http://ilpiccoloartusi.weebly.com/litalia-nel-piatto/pinze-triestina-per-litalia nel-piatto
Toscana: Coniglio pasqualino (o in carciofaia)
Basilicata: Pane di Pasqua salato


lunedì 2 marzo 2015

Alici arrosto o "a scota det": ricetta tipica delle Marche



"Azzurro, il pomeriggio è sempre azzurro ...!
Si ho proprio voglia di canticchiare e questa canzone mi sembra quella giusta visto che oggi vi voglio proporre un piatto delle Marche che ha come protagonista il pesce azzurro: alici arrosto o a "scota det!! 
Ok, partiamo dal nome un po' buffo. In effetti le alici o sardoncini cucinati arrosto, sulla brace, si chiamano "a scota det" perché vengono mangiati con le mani e sono eccellenti se mangiati caldi e fumanti, cioè "a scota det".
Ricordiamoci che vengono considerati pesci azzurri pesci che presentano il dorso di colore blu scuro e il ventre biancastro o argenteo. Sono ricchi di fluoro, iodio e fosforo, inoltre sono facilmente digeribili ed hanno un basso contenuto di grassi. Generalmente i pesci azzurri abbondano nei nostri mari e questo li rende abbastanza economici.  Sono inoltre versatili in cucina, perfetti per antipasti, primi gustosi e secondi da leccarsi i baffi.





Un chilo di alici fresche o sardoncini
pane raffermo o grattugiato
prezzemolo 
aglio
sale e pepe



Laviamo e puliamo il pesce che va decapitato, squamato e liberato dalle interiora. Scoliamolo e asciughiamo delicatamente con un canovaccio. In una terrina poniamo il pane grattugiato o grattugiano il pane rafferrmo.

Aggiungiamo il prezzemolo e l'aglio tritati, l'olio, il sale, il pepe e mescoliamo leggermente. Uniamo il pesce cercando di condirlo con il miscuglio di pane. Disponiamo il pesce in fila accostato di fianco, sulle graticole (o gradel) precedentemente unte con l'olio per non farlo attaccare.


Posizioniamo le graticole sulla brace accesa e la cottura avviene in pochi minuti per lato. Servire le nostre alici calde. Buon appetito!
Ed ecco un piccolo assaggio per tutti voi


Le alici possono essere cucinate anche solo condite con il sale, senza altri ingredienti: i sarduncin sol sal sàl. Ma il risultato "finale" è sempre lo stesso ... un piatto di lische!!!





Con piacere inserisco la mia ricetta nella rubrica "L'Italia nel piatto". 
Ecco cosa hanno preparato le altre regioni 

Veneto: Bigoli in salsa di alici
 Lombardia: Risotto con filetti di pesce persico
 Toscana: Seppie in zimino
Basilicata: Alici alla scapece
Puglia: Linguine cu suche de pulpe de pète 

lunedì 16 febbraio 2015

Zuppa di cicerchia: ricetta tipica delle Marche

La cicerchia è una leguminosa a granella e proviene da una pianta erbacea annuale, abbastanza simile alla pianta dei ceci. La sua origine è molto antica e proviene dal Medio Oriente: i greci al chiamavano Lathiros, per i romani era Cicerula. In Italia sono diffuse una ventina di specie, coltivate nel cento e nel sud d'Italia. Si semina in primavera, all'inizio di aprile e si raccoglie in agosto; cresce anche in condizioni difficili, resiste alla siccità adattandosi a terreni poco fertili e a temperature basse. Come tutti i legumi ha caratteristiche nutrizionali interessanti, sia per l'elevato contenuto di proteine e amido sia per la scarsa quantità di grassi. Tra le tante varietà oggi vi propongo la cicerchia di Serra de' Conti che viene coltivata a Serra in una zona di alta collina nelle Marche centrali. In questo bellissimo paesino si svolge in autunno la festa dedicata ad un legume povero che per secoli ha fatto parte della nostra cultura alimentare. La cicerchia di Serra de' Conti è inserita nell'elenco dei prodotti tipici regionali selezionati nel sito della Regione Marche.

                                          Z U P P A   D I   C I C E R C H I A



 Ingredienti

gr. 500 di cicerchia
una cipolla
una carota
un gambo di sedano
5 pomodori maturi freschi
olio extravergine
sale e pepe

Mettiamo in ammollo la cicerchia in acqua tiepida per almeno 6 ore, cambiando l'acqua due o tre volte oppure in acqua fredda per una notte.


Trascorso il tempo indicato mettiamo la cicerchia in una pentola con acqua fredda e non salata e portiamo ad ebollizione a fuoco moderato. Cuociamo per circa un'ora coprendo con un coperchio. Nel frattempo prepariamo un leggero soffritto con olio, cipolla, sedano e carote tritate. Uniamo i pomodori tritati finemente e lasciamo cuocere unendo sale e pope.




Scoliamo la cicerchia e versiamola nel sugo di pomodoro


Mescoliamo aggiungendo la sua acqua di cottura o il brodo vegetale caldo.

Aggiustiamo di sale e pepe e lasciamo sobbollire fino a giusta cottura. Versiamo in ciotole individuali e a piacere accompagnare la zuppa di cicerchia con fette di pane casereccio leggermente tostate e un giro di olio extra vergine d'oliva. Buon appetito



Un assaggio per tutti voi



Con grande piacere includo questa ricetta tipica della regione Marche nella rubrica enogastronomica "L'Italia nel piatto" che ha come tema "Zuppe e verdure". Ecco gli altri blog che rappresentano le regioni italiane con i relativi piatti preparati per allietare i nostri occhi e papille gustative.
Friuli-Venezia Giulia: Jota alla triestina 
Veneto: La panada
Lombardia: La Büseca (Trippa)
Liguria:  carciofi con piselli (articiocche con puisci)    http://arbanelladibasilico.blogspot.com/2015/02/litalia-nel-piatto-zuppe-e-verdure.html
Emilia Romagna: Zuppa di patate DOP di Bologna e polenta con gorgonzola
Toscana: Porrata bianca, ricetta fiorentina del '300
Lazio: Minestra di broccolo alla romana 
Calabria: Zuppa di fagioli, zucca gialla, funghi e borragine  http://ilmondodirina.blogspot.com/2015/02/zuppa-di-fagioli-zucca-gialla-funghi-e.html



Sacro è il pane sulla tavola, fragranti sono gli aromi, dolce è la nostra cicerchia della Marca di Ancona.

lunedì 5 gennaio 2015

Befanini: ricetta tipica delle Marche

Il periodo delle festività natalizie sta volgendo al termine; manca all'appello solo la festa dell'Epifania, che il 6 gennaio "tutte le feste porta via".  La chiesa commemora la visita dei tre Re Magi alla capanna divina e la loro conversione alla nuova dottrina.
La leggenda popolare racconta che i Re Magi durante il loro viaggio, per portare i doni a Gesù Bambino, bussarono ad un vecchio portone. Uscì un' anziana signora che li ospitò ma non volle seguirli nel loro cammino per rendere omaggio al Bambino: era troppo impegnata. I Re Magi continuarono il loro viaggio e la vecchina capì di aver sbagliato. Iniziò a cercarli, bussando a tutte le porte ma non li trovò ed ogni volta che incontrava un bambino gli offriva un dono pensando che fosse Gesù.
Nella tradizione popolare delle Marche la festa della Befana è stata sempre molto sentita, tanto che magicamente durante la notte succedevano cose fantastiche e strane e gli animali parlavano nelle stalle. Nelle campagne si accendevano fuochi e falò di fascine e stoppie. Gruppi di giovani e anziani andavano di casa in casa e si cantava la Befana con storielle e stornelli tutto accompagnato dal suono delle chitarre e fisarmoniche. Era anche l'occasione per raccogliere uova, pane, formaggio, salsiccia e qualche fiasco di buon vino.
La Befana è impersonificata da una vecchia rinsecchita e ricurva che si muove a cavallo di una scopa scendendo nelle case attraverso il camino per portare doni ai bambini “buoni” e carbone a quelli “cattivi”.
I regali ai bambini si limitavano sempre a semplici cose come giocattoli di pezza o di legno, piccoli dolci, arance o frutta secca. In cambio si lasciava per la Befana sulla tavola un piatto con un pezzo di polenta o di formaggio con il proposito di gratificarla con una buona accoglienza. Tanti sono i dolci della tradizione che si preparavano per il giorno dell’Epifania nelle Marche. Le pecorelle e i befanini a Genga, i favoriti a Matelica, i Santi magi a Sassoferrato, i "santaremmascini" a Fabriano e le pastarelle con l'ammoniaca tipiche di Arcevia ma diffuse un po' ovunque in tutta la regione. Era tradizione anche preparare delle caramelle fatte in casa che venivano confezionate, incartate e poi poste dentro vecchie calze di lana. Erano fatte di zucchero, miele e succo d’arancia. Gli ingredienti venivano messi in un tegame, si facevano sciogliere e raffreddare. Poi con un cucchiaio si facevano tante palline ed erano pronte le caramelle.
Io quest'anno ho fatto i "befanini" o "bifanini", seguendo una vecchia ricetta rimasta sempre valida nel tempo. Sono dei piccoli biscotti glassati, cosparsi di confettini colorati, ritagliati in varie forme: cuori, stelle, calze e "pupette" con il sacco per i doni.




Ingredienti

gr. 300 di farina
gr. 100 di zucchero
2 uova
1/2 bustina di lievito per dolci
un bicchierino di anice o mistrà
gr. 70 di strutto o burro
grattugiata di scorza di limone

per la decorazione

albume
zucchero 
succo di limone

Sulla spianatoia poniamo la farina, le uova, lo strutto o il burro e lo zucchero


Impastiamo velocemente ricordandoci di aggiungere il lievito, l'anice e la grattugiata di scorza di limone. 


Otteniamo una massa morbida e compatta che lasciamo riposare in frigo per mezz'ora. Con l'aiuto del mattarello assottigliamo il composto ottenendo una sfoglia spessa un centimetro. Un tempo con un coltello si dava alla pasta la forma desiderata, attualmente ci sono in commercio tantissimi stampini di varie forme che sono utili per realizzare i nostri biscottini.


E' ovvio tra stelle, calze, cuori non può certo mancare lei: la Befana.


Adagiamo i biscotti sulla teglia del forno unta o foderata con carta da forno ed infornare per 20 minuti a 170°. Sfornare e lasciare raffreddare sulla grata per dolci




Ora prepariamo la glassa, detta anche "viacca", montando un albume con due cucchiai di zucchero e il succo di mezzo limone. Coliamo  la glassa sui biscotti



e cospargiamo i confettini colorati.




Ogni volta che faccio questo procedimento mi viene in mente che un tempo "si usava la penna di un tacchino per spalmare la viacca".
Lasciamo asciugare e fate come me: con i biscotti confezionate tanti piccoli sacchetti 

e ricordatevi di mettere come chiudipacco uno stampino per biscotti


A questo punto siamo delle vere Befane. Buon appetito!



Con questa ricetta tipica della regione Marche partecipo al contest


martedì 2 dicembre 2014

Frustingolo marchigiano: ricetta tipica delle Marche

Scommetto che molti di voi già pensano al Natale e a tutte le festività!
Gli addobbi, il presepe, l'albero, i regali, la cena della Vigilia, il pranzo di Natale e non per ultimo il Cenone di San Silvestro.
Io sono molto curiosa di sapere quali saranno le prelibatezze presenti sulle tavole della nostra bella Italia. Diamo uno sguardo ai miei cari amici della rubrica L'Italia nel piatto che questo mese ha come tema i piatti natalizi
Trentino-Alto Adige: 
Friuli-Venezia Giulia: Gubana - http://ilpiccoloartusi.blogspot.com/2014/12/gubana-per-litalia-nel-piatto.html
Lombardia: Il torroone di Cremona
http://kucinadikiara.blogspot.com/2014/12/il-torrone-di-cremona.html
Veneto: Bussolà http://ely-tenerezze.blogspot.com/2014/12/bussola.html
Valle d'Aosta:
Piemonte:
Liguria: raviéu co-u tuccu  http://arbanelladibasilico.blogspot.com/2014/12/litalia-nel-piatto-ricette-natalizie.html
Emilia Romagna: Panone di Natale Bolognese http://zibaldoneculinario.blogspot.com/2014/12/il-panone-di-natale-bolognese.html
Lazio: Pan giallo - http://beufalamode.blogspot.com/2014/12/pan-giallo-per-litalia-nel-piatto.html
Toscana: Ricciarelli - http://acquacottaf.blogspot.com/2014/12/ricciarelli.html
Marche: Fustringolo marchigiano- http://lacreativitaeisuoicolori.blogspot.com/2014/11/frustingolo-marchigiano-ricetta-tipica.html
Abruzzo:Il Parrozzo 
http://ilmondodibetty.blogspot.com/2014/12/il-parrozzo-per-litalia-nel-piatto.html
Molise: Agnello alla molisana - http://lacucinadimamma-loredana.blogspot.com/2014/11/agnello-alla-molisana-per-litalia-nel.html
Umbria: Pampepato http://amichecucina.blogspot.com/2014/12/pampepato.html
Basilicata: Fritti di Natale - calzoncini, rosette e cannaricoli
http://blog.alice.tv/profumodicannella/2014/11/29/fritti-di-natale-calzoncini-rosette-e-cannaricoli/
Campania: Spaghetti alle vongole veraci, piatto della vigilia - http://www.isaporidelmediterraneo.it/2014/11/spaghetti-alle-vongole-veraci-piatto-della-vigilia.html
Puglia: Pane fenìscke - http://breakfastdadonaflor.blogspot.com/2014/12/cucina-pugliese-pane-feniscke.html
Calabria:
Sicilia: Cous cous dolce di Natale - http://burro-e-vaniglia.blogspot.com/2014/12/cous-cous-dolce-di-natale.html
Sardegna:

Il nostro blog - http://litalianelpiatto.blogspot.it/

                                    F R U S T I N G O L O   M A R C H I G I A N O

Il frustingolo marchigiano è un dolce tipico delle Marche composto da fichi secchi, mandorle, noci, farina integrale, miele ed ha la particolarità di assumere nomi diversi a seconda del luogo di produzione. Nel pesarese e nel montefeltro viene chiamato bostrengo, a Macerata assume il nome di fostrengo, mentre pistringo viene definito nel basso maceratese.
Leonardo Bruni ( autore del volume "Marche. Ricette raccontate", un compendio della tradizione gastrononica marchigiana), fa risalire le origine del dolce addirittura al XIII secolo e riporta che nelle Marche esistono circa 22 modi diversi di prepararlo. E' nato come piatto povero realizzato utilizzando frutta secca, un tempo abbondante in campagna, e altri ingredienti presenti nelle dispense.Il nome deriva dal termine latino "frustum" che significa "pezzetto, tozzo", perché in effetti si presenta di 5 centimetri d'altezza. Un vecchio proverbio dice "Piov e neng, tutt l'vecchie fann el bostreng". Sia se piove che se nevica, tutte le vecchie fanno il bostrengo.

                                                                Ingredienti
                                                                gr. 500 di fichi secchi
                                                                gr. 100 di noci sgusciate
                                                                gr. 100 di mandorle pelate
                                                                gr. 80 di miele
                                                                gr. 150 di farina integrale
                                                                gr. 100 di pangrattato
                                                                gr. 80 di zucchero semolato
                                                                gr. 100 di uvetta sultanina
                                                                gr. 50 di pinoli
                                                                gr. 50 di canditi
                                                                gr. 90 di cioccolato fondente tritato
                                                                gr. 50 di cacao
                                                                una tazzina di caffè
                                                                scorza di limone e di arancia
                                                                olio extravergine d'oliva
                                                                qualche cucchiaio di anisetta








Ammolliamo in acqua tiepida i fichi per una notte, tritiamoli e mettiamoli in una terrina con l'uvetta ammollata. Uniamo il miele,lo zucchero, i canditi, le noci, le mandorle e i pinoli, tutti tritati grossolanamente (teniamo da parte alcuni frutti interi per la decorazione). Aggiungiamo il cioccolato fondente tritato, il cacao, la farina integrale e il pangrattato. Ammorbidiamo il composto con il caffè e qualche cucchiaio di anisetta.
                                                             

Completiamo con la scorza di arancia e di limone grattugiata. Amalgamiamo bene, aggiungendo un poco di olio ottenendo un composto compatto e morbido. Versiamo in un tortiera unta di olio, livelliamo il composto decorandolo con la frutta secca tenuta da parte.

La decorazione viene realizzata a piacere anche se un tempo era motivo di vanto tra le varie famiglie che si scambiavano i dolci. Era ovvio che il più bello e il più buono era sempre il proprio! Dopo la decorazione inforniamo a 160° per circa un'ora.


Sforniamo e lasciamo raffreddare il nostro dolce prima di assaggiarlo. Buon appetito!


Anche in questo post ho pensato a voi che siete passati nel mio blog ed ho realizzato un piccolo frustingolo a forma di stellina ... tutto per voi!!!!





domenica 2 novembre 2014

Olive all'ascolana: ricetta tipica delle Marche

Olive, carne di prima scelta, uova, farina, pangrattato, parmigiano e ... io già mi sto pregustando le nostre olive ripiene e poi fritte in abbondante olio. Sfido chiunque a non godere di questa vera prelibatezza culinaria sia dal punto di vista gustativo che olfattivo.
Ma le olive all'ascolana per me che sono marchigiana vanno ben oltre.
C'è la tradizione, la DOP del prodotto, l'amore per la propria terra ed in primis il valore affettivo.
Cosa significa preparare le olive ascolane?
Beh! E' un po' come fare i cappelletti per Natale o i ravioli per le festività pasquali: tutta la famiglia è ... "a rapporto!". C'è chi grattugia il parmigiano, chi batte le uova, chi prepara il ripieno e al più preciso della famiglia spetta il compito di tagliare a spirale la polpa delle olive.
E' una preparazione che si fa con piacere; si avverte quell'atmosfera di festa, di convivialità e di collaborazione famigliare. Vi lascio poi immaginare cosa succede quando, con il mestolo forato, si scolano le prime olive fritte. Il profumo del fritto mette in moto le nostre papille gustative tanto da essere tentati di fare un assaggio ... niente posate, solo due dita che velocemente, quasi furtivamente, afferrano l'oggetto del desiderio e ... no, basta!!!  Ora vado, raduno la famiglia e preparo giusto due olivette.



In base a diversi elementi storici si può affermare che le olive ripiene siano nate intorno alla fine del secolo scorso e i primi del '900.
Gli statuti ascolani del 1377 stabilivano che dal 2 novembre al Pasqua si dovesse consumare solo carne suina, da Pasqua al 24 giugno, solo carne ovina e dal 24 giugno al 2 novembre, solo carne bovina. Pertanto le olive che hanno il ripieno di carne mista non potevano essere realizzate in quel periodo, in quanto non si avevano a disposizione le carni contemporaneamente. Per non parlare del parmigiano, altro ingrediente del ripieno, che non era certo presente nelle nostre tavole in tempi tanto remoti. Solo a seguito della costituzione del Regno d'Italia caddero certi divieti e i cuochi delle famiglie patrizie cominciarono a farcire le olive "dolci, tenere ascolane" con carni varie, uova, spezie ... tanto da creare il famoso piatto.

O L I V E    A L L ' A S C O L A N A

Vi lascio un assaggio delle olive e vado a scrivere la ricetta




Ingredienti

60 olive tenere ascolane conservate in salamoia
gr. 100 di farina
2 uova
gr. 150 di pangrattato

per il ripieno

gr. 300 di carne mista (manzo, maiale, pollo)
2 uova
gr, 80 di parmigiano grattugiato
1 cipolla piccola
sedano e carota
olio
un bicchiere di passata di pomodoro
una spruzzata di vino bianco
una grattugiata di noce moscata
una grattugiata di scorza di limone
sale e pepe

olio per friggere

Mondiamo e tritiamo la cipolla, la carote e il sedano, facciamo appassire in qualche cucchiaio di olio extravergine d'oliva. Aggiungiamo i pezzi di carne, lasciamo rosolare, bagniamo con il vino e facciamo sfumare. Aggiungiamo il sale, il pepe, la passata di pomodoro e lasciamo cuocere per mezz'ora.  Con l'aiuto del classico tritacarne maciniamo la carne cotta





Mettiamola in una terrina ed aggiungiamo l'uovo, il parmigiano, la noce moscata, il limone, sale e pepe e mescoliamo il tutto ottenendo un composto consistente. 
Ora con un coltellino dalla punta ricurva passiamo a incidere le olive intorno al nocciolo, in modo da eliminare quest'ultimo e formare una spirale possibilmente intera con la polpa.





Con una piccola porzione d'impasto farciamo le nostre olive in modo che riprendano la forma originale (non debbono diventare come polpette né troppo allungate). 

Infariniamo




passiamo nelle uova sbattute



ed infine nel pangrattato.


Procediamo con la farcitura ed impanatura di tutte le olive.


Friggiamo le nostre olive in abbondante olio ed a fuoco abbastanza vivace.


Quando saranno dorate e croccanti in superficie scoliamo su carta assorbente da cucina per eliminare eventuale unto in eccesso.

Ed ecco le prime olive ancora calde, pronte per essere assaggiate


Beh! La tentazione è grande, ma faccio questo sacrificio per voi!!!




Questa è la ricetta che includo nella rubrica dell' Italia nel piatto che ha come tema il comfort food. Ed ora andiamo a vedere cosa hanno preparato nelle altre regioni italiane

Trentino-Alto Adige:  Pane di molche (El Pam de molche) con le noci 
 Friuli-Venezia Giulia:  Goulash di oca alla friulana con polenta e frico croccante 
 Lombardia: Ravioli di zucca (Raviöi de ssüca)
 Veneto: Pearà
 Lazio: Minestra di ceci e castagne 
 Basilicata: Lagane e ceci




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